Italian Energy Day 2026
Data center e AI in Italia: domanda elettrica e rete | Luca Beltramino, IDA
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Luca Beltramino, presidente dell’Associazione Italiana dei Data Center (IDA), analizza la crescita dei data center in Italia e distingue le richieste di connessione a Terna dalla capacità realmente installata e utilizzata. L’intervento affronta domanda elettrica, intelligenza artificiale, consumi idrici, riuso dei siti industriali e sovranità digitale, con un confronto tra Milano e gli altri poli europei. Nel confronto con Alina Trabattoni si discutono investimenti, sviluppo della rete e possibili effetti sui prezzi. Registrato all’Italian Energy Day di Montel, a Milano, il 29 ottobre 2026.
Relatori e conduzione
Luca Beltramino — presidente, Associazione Italiana dei Data Center (IDA). Conduce il confronto Alina Trabattoni.
Evento
Italian Energy Day 2026 · Montel · 29 ottobre 2026 · NH Collection CityLife, Milano, Italia. Registrazione in lingua italiana.
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Grazie a Montel per questa fantastica opportunità di essere qui con voi oggi. E, eh, naturalmente i data center sono nell'occhio del ciclone, diciamo. Noi esistiamo da tanti anni, io stesso, eh, ho cominciato a lavorare in questo mondo, eeeh, circa 30 anni fa, pensate, 30 anni fa. Quindi è ovvio che di colpo noi ci sentiamo nell'occhio del ciclone, prima nessuno sapeva neanche della nostra esistenza, dell'esistenza di questa infrastruttura. Quindi, eh, energia e domanda di rete e, eh, valuteremo oggi gli aspetti di-- dei data center. Eh, sicuramente, come dicevo, eh, esistiamo da decenni e oggi siamo nel centro, eh, di questa attenzione pubblica e mediatica, non sempre completamente positiva, eh, se posso dire questo, è un eufemismo, ma non sempre completamente positiva. Quindi secondo me e secondo l'Italian Data Center Association, che rappresento, questa è una grandissima opportunità, perché ovviamente questa attenzione mediatica che, eh, negli scorsi 20 anni non abbiamo mai avuto, ci dà l'opportunità di spiegare effettivamente che cosa sono i data center e quanto sono importanti. Come siamo arrivati fino qua? Pensate che, eh, io riporto qua una, eh, una survey, eh, dell'Istituto ICOM, eh, dell'ottobre del 25. Pensate, ancora nell'ottobre del 25, in Italia, eh, 47% degli italiani non sapevano neanche che esistessero dei data center sul loro territorio già operativi. Quindi è importantissimo a questo punto di partenza. Solo, eh, nemmeno un anno dopo, quindi a giugno del 26, eravamo già in questa bufera mediatica degli 84 GW richiesti a Terna a quell'epoca. Quindi come diceva giustamente Alina prima, ora siamo arrivati a 100 e quindi immaginatevi l'accelerazione. Quindi nel giugno del 26 parlavamo di 84 GW e, eh, però soltanto 12, eh, domande delle 500 erano state-- erano in fase a-avanzata se, eh, si parlava con Terna. Pensate, già a luglio del 26, il primo corteo contro i data center alla Chiarell. Secondo me la cosa più, eh, negativa di questo, di questo primo-- di questa prima manifestazione non è tanto che si combattesse contro i data center, quindi si fosse, eeeh, si desse un messaggio negativo verso i data center, anche perché probabilmente per chi non li conosce sono questo grande mostro, eh, che ci oc-ci occupa e ci occuperà tutta la, la corrente dei prossimi anni. E, eh, ovviamente, eh, la cosa più negativa, secondo me, è che c'è anche stata l'attacco contro la sottostazione di Terna di La Chiarella. Quindi, eh, la sottostazione di Terna di La Chiarella che rappresenta un po' lo sviluppo futuro dell'Italia, soprattutto la transazione digitale, perché rappresenta la capacità di Terna di distribuire, eh, la corrente elettrica su tutto il territorio, su tutto il territorio nazionale. Settembre del 26, come diceva giustamente Alina, abbiamo superato i 100 GW, quindi come vedete da giugno a settembre, eh, ben 16 giga di accelerazione. Quindi è ovvio che se io fossi il sindaco di La Chiarella o, eh, un abitante di La Chiarella, sarei molto preoccupato di vedere questo enorme, eh, fantasma che, eh, che, ed è-- viene eletto sicuramente come un'invasione più che un, eh, più che un futuro, eh, della tecnologia. Quindi, eh, qui, eh, la responsabilità è di IDA, noi adesso stiamo facendo tante cose per poter andare nei territori a comunicare la positività di questi data center. Quali sono, quali sono le realtà? Intanto ci sono questi falsi miti per cui ci attaccano che sono completamente falsi e arrivano, eh, purtroppo dal mercato americano. Il mercato americano ha, come sapete, eh, ha queste nazioni che hanno dei climi molto torridi come Arizona, Texas, Nevada, che, eh, proprio per questi climi torridi, eh, e, e per la nascita, per lo sviluppo dei data center, pensate c'è, eh, il, un, un terzo di tutta l'offerta cloud del mondo è localizzata in questi, in questi tre paesi americani, ovviamente lì, eh, c'è un sacco di consumo, sia di energia che di acqua, perché in, in America, eh, proprio per questi climi, si usano le cosiddette torri evaporative, cosa che in Europa, non solo in Italia, ma in Europa, assolutamente non usiamo e non useremo. L'energia, i data center stanno mettendo sotto pressione la rete elettrica, eh, è semplice, basta parlare con Terna e Terna a tutti i nostri eventi ci dice che questo non è il caso. E poi suolo, eh, i data center consumano territori senza generare benefici. Ancora questo è un altro falso mito, è frutto di un'importazione di informazioni dagli Stati Uniti. La realtà dei fatti qual è? Che, eh, l'Italia consuma 39 miliardi, eh, di litri di acqua, eh, di metri-- scusate, di metri cubi di acqua all'anno e, e i data center da una stima di IDA pari a 2,8 milioni, 2,8 milioni peraltro è un numero che se letto così di primo acchito sembra enorme, però, eh, tenete presente che è pari allo 0,007%, eh, della quota di tutti questi consumi. Io dico sempre ai miei eventi per, per essere più, eh, semplice verso l'audience, che, eh, si tratta di, eh, circa, eh, 18 minuti, eeeh, scusate, 38 minuti, eh, all'anno di ri-- relativo a tutti i consumi nazionali. Eh, se poi consideriamo l'acqua immessa nella rete, come vedete, eh, ne perdiamo il 42,4% e, eeeh, quindi, eh, diciamo che 43 milioni di persone potrebbero, eh, potrebbero, ehm E rifornirsi da tutte le, le perdite che noi abbiamo. Per quanto riguarda la corrente, che credo sia, eh, il tema che più vi interessa oggi, come diceva giustamente Alina, eh, secondo me questi 100 GW sono stati il vero problema. Il vero problema è stato questo fantasma dei 100 giga in arrivo. Ecco, tenete presente che, eh, Terna stessa ci dice che, eh, in, in Italia sono solo otto data center oggi connessi alla rete di alta tensione. Di questi otto data center la media di capacità contrattualizzata è pari a circa 50 MW ciascuno, una media di 50 MW ciascuno, pari a 400 MW però per un prelievo totale, per un utilizzato di 100 MW. Quindi se vedete 100 mega è pari a 0,1 GW, quindi neanche l'1% ma lo 0,1% di tutte queste domande. Tenete presente che nel mondo nel '26 IDA si aspetta che verranno costruiti circa 75 GW di data center in tutto il mondo, quindi immaginatevi, eh, come sarebbe possibile che, i, questi 100 GW fossero in Italia. Tenete presente che per costruire 100 GW di data center serve, eh, la metà del prodotto interno lordo italiano. Eeh, per quanto riguarda invece il consumo del suolo, molto rapidamente, si parla di un millesimo perché noi in questo momento stiamo occupando 400.000 metri quadri. IDA si aspetta che entro il 2028 fino al 2030 triplicheremo gli spazi per data center, saremo pari a tre millesimi del, del territorio nazionale, di cui già l'80% sono in, in brownfield, quindi anche qui il falso mito del greenfield. Noi stessi AIDA, i nostri associati non vanno più a richiedere, eh, l'opportunità di costruire sui greenfield perché, eh, sono sicuramente sconsigliati e sconsigliabili. Per quanto riguarda il valore, invece, l'impatto economico po-- occupazionale, noi siamo sempre attaccati dal fatto che non c'è soprattutto un impatto, eh, di occupazione. Ecco, qui uso dei dati di Ambrosetti che, eh, che rielabora, eh, dati Istat e come vedete la chiamo la regola del tre, cioè ogni 100 MW di corrente elettrica noi occupiamo circa 3000 persone tra occupati medi, eh, attivi, eh, diretti e indiretti. Quindi con un moltiplicatore tra diretti e indiretti pari al tre, eh, oltre il tre pe-- il 3x, cioè per ogni, eh, soggetto che viene impiegato nel data center ci sono altri tre che vengono impiegati dalla filiera. Quindi abbiamo questo secondo treno, eh, del digitale. Io dico sempre che l'Italia ha perso il primo treno. Il primo treno è quello che è passato tra il 2010 e il 2020, quando, eh, nel mondo abbiamo, eh, costruito, eh, questa famosa piattaforma di cloud che tutt'ora-- che tutt'oggi usiamo con i nostri cellulari, con i nostri, eh, computer portatili. Eh, c'è questo secondo treno, eh, che, eh, proviene dalla, sicuramente dal fatto che c'è, eh, una, eh, domanda di, eh, prossimità, quindi c'è questo spostamento della, eh, di-- del dato sempre più vicino all'utente finale. Sicuramente c'è una domanda non solo italiana ma anche dell'Europa, di una cla-- eh, di una sovranità digitale e di un cloud sovrano. E poi sicuramente c'è questo grande punto di domanda anche per noi stessi che lavoriamo nel mondo dei data center, dell'intelligenza artificiale, quindi non possiamo sapere, eeh, che tipo di impatto avrà. Io-- a me piace sempre riportare una frase dell'onorevole Giulia Pastorella, che è la prima firmataria della proposta di legge sui data center, che purtroppo è passata subito alla Camera l'anno scorso, ma, eh, è ancora ferma al Senato e sarebbe molto utile averla perché è, è necessario avere una regolamentazione nazionale per quanto riguarda i data center. Beh, lei dice, eeeh, che io definisco la mamma politica dei data center, l'onorevole Giulia Pastorella, proprio per questo. Lei dice: "Vogliamo tutti usare ChatGPT, allora dobbiamo permettere la costruzione dei data center". L'Europa stessa ci chiede di triplicare, eh, l'ammontare delle infrastrutture di data center, eh, in cinque, sette anni, quindi l'Europa stessa dice che siamo indietro. Da, da-- e qual è il motivo per cui dice che siamo indietro? Beh, perché si sono resi conto che nel 2017 il 29% di tutti i servizi cloud, eh, in Europa, venduti in Europa, era gestito da piattaforme europee, di proprietà europee. Pensate, nel 2022 già eravamo scesi al 15%, quindi c'è sempre di più l'influenza e, diciamo, eh, la sovranità, eh, l'importanza di piattaforme americane, piattaforme che vengono da altri Paesi. So-- Qui-quindi in realtà quello che io dico sempre che importiamo servizi, eh, cloud. Eh, quindi per avere questi servizi, naturalmente, ehm, la stessa, eh, Unio-Unione Europea ci chiede di triplicare questa piattaforma. L'Italia, eh, il Sud Europa è molto indietro, quindi i dati, eh, molto importanti sono: il Sud Europa ha, come sapete, una popolazione di circa 20% della popolazione europea, con un prodotto interno lordo, anche quello pari al 20% del prodotto interno lordo europeo, e i data center sono-- la capacità di corrente, eh, nel mondo dei data center è sotto il 10%. Se guardiamo i numeri italiani il dato è ancora peggiore perché abbiamo una popolazione del 13% dell'Unione Europea, rappresentiamo il 12% del prodotto interno lordo, ma solo 4% della capacità dei data center. Proprio per questo, probabilmente, eh, anche il Ministero e il ministro Urso, come avete visto, ha distribuito articoli 13, quindi, eh, l'articolo 13 è un articolo che permette ai nostri associati e agli operatori di data center in Italia di avere un commissario che permette di accelerare tutto il per-- la permissistica per il mondo dei data center, quindi anche lo stesso governo, eh, accetta e l'opinione pubblica accetta che, eh, noi siamo diventati, eh, strategici e, eh, critici per lo sviluppo della-- non solo per lo sviluppo della, ehm, della transazione digitale, ma proprio strategici a livello nazionale come un'infrastruttura, eh, della, della corrente, la distribuzione della corrente, i treni, le autostrade. Siamo diventati un'infrastruttura strategica e ogni-- come sapete, ogni periodo storico ha un'infrastruttura strategica di base. L'Italia, eh, ha una dotazione di data center molto bassa, quindi non capiamo come mai, anzi capiamo come mai ci sia questa paura. La paura è data dai famosi 100, 100 GW che non saranno mai sviluppati. Noi abbiamo solo 460 MW di capacità commerciale e sono, è vero, ehm, ancora concentrati sulla città di Milano, ma con IDA, i numeri di IDA, ehm, spiegano che, eh, noi andremo verso-- dall'80% di capacità su Milano stiamo andando nei prossimi anni '28, '30 al 75-70%. Quindi i data center si stanno distribuendo su tutto il Paese, a cominciare, eh, dal network, da, da siti molto importanti per i cavi intercontinentali di, ehm- Di, eh, intercontinentali sottomarini del traffico internet in Puglia, a Genova, a Palermo, in Sicilia, eccetera. Però anche Roma, anche Torino crediamo che possa diventare molto interessante perché c'è un'abbondanza di brownfield, di city brownfield, e Terna ci dice che visto che la directory di trasporto dell'energia elettrica dalla Francia all'Italia passa per il Piemonte, lì ci sono delle ottime capacità, eh, di corrente elettrica. Quindi il boom dell'Italia-- IDA dice che il boom dell'Italia è soltanto dovuto al fatto che eravamo molto indietro, quindi non c'è niente di cui spaventarsi, anzi bisognerebbe accelerare, eh, questi investimenti. Il 15%, eh, è l'unico mercato, l'Italia, che nel '25 cresce nei data center di oltre-- di do-a doppia cifra, è una doppia cifra molto significativa perché pari al 15%, con un-- degli investimenti in coda già, eh, diciamo annunciati di oltre 25 miliardi. Quindi è importante che, eh, sia per l'accelerazione del Paese, ma anche perché servono degli investitori, come sapete, a livello di billion, perché 100, eh, MW di data center costa ormai un billion, eh, quindi un, un miliardo di euro. È importante avere degli investitori anche soprattutto internazionali, perché purtroppo in Italia non ne abbiamo così tanti che vogliano investire. E non, eh-- E dobbiamo cercare di trattenerli assolutamente e non mandarli via, eh, quindi mandarli in Spagna, ad esempio, mandarli nel Nord Europa dove, eh, si aprono le porte, si fanno i tappeti rossi ai data center. Il valore potenziale che ci ha-- eh, che, che pensate che, eh, se voi, eh, questo valore potenziale noi ci aspettiamo circa 1 GW e 2 entro il '20-- il 2028 e 2 GW entro il 2031. Quindi se lo paragonate coi famosi 100 GW richiesti a Terna, scoprirete che questa è tutta speculazione. Quindi noi ci aspettiamo un rapporto veramente di, eh, diciamo tra il, il richiesto e l'attivato di, eh, 50 a 1. Il ruolo di lì-- IDA qui, eh, sicuramente IDA è cresciuta molto rapidamente. Noi rapprese-rappresentiamo tutta la filiera storica del mondo dei data center, quindi non solo gli operatori e i costruttori, ma anche, eh, tutta la filiera, partendo dai legali che ci aiutano, partendo dai, dai, eh, progettisti e, eh, arrivando fino ai consulenti, eh, strategici nel mondo dei data center. E abbiamo questi gruppi di lavoro. Gruppi di lavoro molto importanti e ne abbiamo creato uno co-con la mia presidenza, ne abbiamo creato uno che si chiama Reputazione, che va proprio a costruire degli shields, a costruire delle, delle difese contro questi attacchi mediatici, ma soprattutto vogliamo andare sul territorio e parlare dei data center, perché probabilmente questa è stata un po' la problematica che ci ha spinto in questo problema. Proprio per questo siamo sponsor dell'evento ANCI, quindi del-dell'evento del-- dei, dei sindaci della, dell'Associazione, eh, dei Comuni, eh, d'Italia, che è molto importante perché, come sapete, eh, quest'anno è l'ottantesimo anno della Repubblica. Quindi saremo lì a parlare con tutti i sindaci per andare non solo a Milano e a Roma, ma su tutto il territorio a parlare, eh, dei vantaggi dei data center. Quindi il mio messaggio è: c'è questa capacità di 2 GW entro il 2028-2030, un valore economico molto importante. Secondo me, secondo noi, secondo IDA, la sfida non è quella di prendere più MW possibili, ma di costruire queste infrastrutture nel modo più sostenibile ed efficiente ed efficace possibile e soprattutto compatibile con i territori. Grazie a tutti. Grazie. Grazie. Non-- Ah, ecco, sì, perfetto. Ci sediamo un momento. Grazie Luca- Grazie, grazie. Sempre molto, molto interessante. Abbiamo ancora un paio di minuti, quindi mi butto subito sulle domande. Ma oggi la rete cresce a pari passo con l'espansione dei data center in Italia? La rete cresce molto più velocemente, perché Terna, quindi sia la parte di Terna, quindi Paolo Cuccia, che si occupa della, eh, lo sv-- eh, della programmazione territoriale di Terna, eh, che anche Mauro Capabianca, che è il leader del Nord Italia, eh, della distribuzione di Terna, eh, ci dicono, dicono a IDA e dicono a tutti gli eventi pubblici sui data center che loro saranno pronti, eh, in cinque, sette anni con 9 GW, eh, che sono dedicati ai data center. Quindi loro stanno già lavorando per capire poi chi sono le società che veramente hanno le spalle larghe per poter costruire questi data center. Noi ce ne aspettiamo due, quindi una scala di 1 a 10, quindi assolutamente non c'è questo problema, non vediamo questo problema. Questa è una buona notizia. E di quanto aumenta concretamente la domanda energetica? Si diceva che sarebbe triplicata entro il '20 e '30. Sono ancora valide queste stime? È proporzionale oppure, eh, si deve revisionarle? Ma allora, per i data center sicuramente duplicherà, triplicherà entro il 2030, ma è talmente piccola, perché abbiamo visto che è lo 0,1%, quindi se lo 0,1 diventa lo 0,3, se anche diventasse lo 0,5, tenete presente che nei data center, eh, la capacità elettrica che viene utilizzata serve per risparmiare, perché ovviamente l'intelligenza artificiale, McKinsey e vari consulenti importanti e anche, eh, la European, eh, E-Energy Association stanno dicendo che ci saranno risparmi tra il 25-- tra il 15 e il 30% nei settori, nei tre settori che mangiano più energia, che, che, che divorano il 95% dell'energia elettrica, che sono manifattura, automotive e real estate E Luca, perché l'Italia è così interessante nonostante questo prezzo energetico veramente alto che abbiamo? Allora, l'Italia è interessante perché, eh, nelle famose città FLAP, quindi ti ricordi, eh, eh, eh, Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, a cui poi abbiamo messo più D con Dublino, queste città sono tutte in crisi, eh, rispetto alla distribuzione elettrica e alla capacità elettrica, no? In particolare ci sono due, Amsterdam e, e Dublino, che hanno veramente addirittura moratorie e grossi problemi. L'Italia ha questa fortuna in questo momento che anche Terna dice che non c'è questo problema, no? Perché in realtà l'Italia usa 35, poi lo sapete, questa audience forse, eh, forse è anche sbagliato da parte mia dire certi numeri a questa audience perché li sapete molto bene, però l'Italia usa 34 GW e ne-nei momenti di, di picco estivi ne usa 58 e Terna dice che la capacità installata è pari a 140. Quindi noi non abbiamo problemi di corrente, anche se i comitati del no ci attaccano su questo. E a livello europeo? L'Europa vuole triplicare la capacità dei data center entro il 2033, se non sbaglio. Esatto. Cosa significa questo per i prezzi dell'energia? E perché l'Italia è un po' dietro questa crescita? Nel senso, è un po' il fanalino di coda. Ma allora, l'I-l'Europa ha circa, ha una capacità di data center, alcuni dicono 12, alcuni dicono 16, 17, eeeh, GW im-impegnati di capacità elettrica e di cui l'Italia c'ha questo 0,5, perché noi siamo a 0,5 in questo momento. Quindi questi 15 GW rispetto alla capacità elettrica installata che è di 1.200, anche se raddoppiasse, l'impatto è veramente basso. Quindi io non vedo, noi non vediamo né impatti che ci sono stati in America ovviamente, ci sono stati a Dublino, in Irlanda, ma perché là si usa il 20%, 20, 25% di tutta la capacità nazionale nei data center. Quindi è ovvio che là hanno influenzato il prezzo della corrente, ma noi qui non ci aspettiamo che lo facciano perché anche se cresceranno del triplo saranno sempre numeri piccoli. Grazie, sempre molto interessante Luca Beltramino. Un applauso per Luca